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POLIEDRO

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Introduzione

...che cos'è Poliedro

“Poliedro” è uno strumento di lavoro pensato per aiutare un ente locale piemontese ad intraprendere un progetto di cooperazione internazionale. Consiste in una sorta di “mappa ragionata di domande” attraverso la quale un amministratore o un funzionario locale è stimolato ad operare scelte e a definire azioni di cooperazione coerenti con gli obiettivi e le possibilità del proprio Comune.

E’ stato costruito, per iniziativa del Coordinamento Comuni per la Pace di concerto con la Regione Piemonte, da un gruppo di lavoro formato da amministratori e funzionari di enti locali piemontesi, da rappresentanti di organizzazioni non governative, istituzioni religiose e funzionari della Regione Piemonte, partendo da indicazioni fornite da un gruppo più ampio di amministratori e funzionari di enti locali piemontesi.

Lo si è voluto chiamare “Poliedro” per evocare i tanti possibili punti di partenza – pur nell’unicità del traguardo finale – del cammino di un ente locale verso la cooperazione internazionale.

“Poliedro” assume come orizzonte di riferimento i principi e i metodi della “cooperazione decentrata”.
In questo contesto intendiamo per “cooperazione decentrata” un modo di fare cooperazione allo sviluppo basato su un processo che ha alcune precise caratteristiche:

  1. l’accordo tra un ente locale italiano e un ente locale di un Paese in  via di sviluppo (il “partner estero”)
  2. il coinvolgimento nel progetto di attori diversi del territorio che l’ente locale italiano rappresenta, a partire da una riflessione all’interno della cittadinanza sui benefici che esso può apportare alla comunità nel suo complesso
  3. l’accordo e la collaborazione tra questi soggetti e loro omologhi dell’ente locale estero
  4. la collaborazione e lo scambio di competenze tra tutti questi soggetti per la risoluzione di problematiche comuni


In una prospettiva di cooperazione decentrata, un ente locale è chiamato a due compiti fondamentali:

  • promuovere direttamente azioni di cooperazione con comunità locali di Paesi in via di sviluppo, assumendo come interlocutori preferenziali gli enti locali che rappresentano quelle comunità;
  • sostenere azioni di cooperazione avviate da altri soggetti locali (Parrocchia, gruppi di volontariato, scuole, ecc.) favorendo però, intorno a quelle azioni, la costruzione di una rete di sostegno caratterizzata dall’integrazione di soggetti diversi


In entrambi i casi l’Ente Locale è sollecitato a mettere a disposizione le proprie competenze specifiche (coordinamento e rappresentanza di interessi e risorse diversi, capacità tecnico-gestionali puntuali, ecc.) per dare alla partecipazione al progetto un valore che trascenda il sostegno puramente economico.

A questo processo non si arriva per improvvisazione, ma creando prima una serie di premesse culturali e organizzative ed investendo tempo, energie, fatica ed anche soldi in un percorso che può durare anche qualche anno.

In questo processo ci sono alcuni temi fondamentali.

  1. Il tema dei benefici. La cooperazione non è elargizione di denaro a scopo di beneficenza e assistenza. Può partire anche da una scelta iniziale di questo genere ma non può fermarsi lì. Cooperare vuol dire costruire con un altro qualcosa che produca vantaggi per entrambi. Il punto di partenza non può che essere quindi l’identificazione dei benefici per tutti i soggetti in campo compresa la propria comunità.
  2. Il tema del consenso. La cooperazione “cresce” e si radica in un ente locale. Ciò comporta un continuo confronto con i cittadini che alimenti una visione della cooperazione come “investimento sociale”.
  3. Il tema della condivisione. Cooperare vuol dire anche crescere insieme. Per questo implica un cammino, a volte lento e faticoso, di de-costruzione di stereotipi e di maturazione culturale. In questo processo il dialogo di tutti gli attori coinvolti intorno agli obiettivi e alle motivazioni, alle azioni e ai metodi, pone le condizioni perché questa maturazione avvenga.
  4. Il tema delle risorse economiche. Le idee, si dice, camminano sulle gambe delle persone ma anche sulla disponibilità di qualcuno a investire in un progetto qualcosa di tangibile. Senza la capacità di trovare fonti di finanziamento, la cooperazione non vive e non prospera. E siccome i benefici della cooperazione non sono sempre immediatamente evidenti, oggi è particolarmente necessario “investire” nella ricerca di nuove possibilità di finanziamento e nello sforzo di “motivare” i potenziali soggetti finanziatori.


Proprio perché si tratta di temi fondamentali, il confronto con essi attraversa tutto lo strumento e ritorna, da punti di vista diversi, in molte parti dello strumento. Attraverso Poliedro l’ente locale è più volte stimolato a interrogarsi su questi temi e a trovare la propria personale risposta.

Poliedro ha alcune caratteristiche peculiari:

  1. E’ flessibile. E’ nato per poter essere utilizzato tanto da Comuni di dimensioni medio grandi, quanto da Comuni piccoli. Per questo è fatto di tanti “pezzi”: ognuno è invitato a utilizzare quelli che gli servono veramente, quando gli servono.
  2. E’ circolare. Si è volutamente evitato di proporre un processo di lavoro sequenziale. Anche se alcuni temi da un punto di vista logico ne precedono altri, la realtà suggerisce che i punti di partenza di un progetto di cooperazione possono essere molteplici. Per questo alcuni temi, come si è detto, compaiono in diverse aree dello strumento. E per questo ogni elemento, pur essendo collegato agli altri, ha una propria autonomia. Questo aspetto di circolarità può rendere necessario - da un punto di vista pratico - ritornare più volte su alcuni argomenti, per garantire la coerenza d’insieme del lavoro che si sta facendo. Poliedro non ha infatti una struttura “a compartimenti stagni” ma tra le diverse sezioni vi sono numerosi collegamenti logici.
  3. E’ dinamico. Poliedro si propone come uno strumento utile ma perfettibile, non come una summa organica di tutto il sapere in materia di cooperazione. Come tutti gli strumenti non è risolutivo e non suggerisce ricette magiche. Produce fino in fondo il suo risultato se chi lo usa ne prende le distanze per costruire una soluzione originale e se la soluzione viene a sua volta recuperata all’interno di Poliedro, in un continuo processo di arricchimento.
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